“RITRATTI del TEMPO PRESENTE” – Mostra personale dell’artista Massimo Migoni al Temporary Storing di Cagliari
“RITRATTI del TEMPO PRESENTE”
Mostra personale dell’artista Massimo Migoni
A cura della storica dell’arte Roberta Vanali
Al Temporary Storing della Fondazione per l’arte Bartoli Felter
Via XXIX Novembre 1847 n. 3, Cagliari (Quartiere Stampace)
Visitabile da giovedì 8 a venerdì 23 gennaio 2026
Dal lunedì al venerdì, dalle h. 17.00 alle 19.30
Ingresso libero e gratuito
PRESENTAZIONE della MOSTRA
“L’ingresso dell’Intelligenza Artificiale nel dominio dell’estetica contemporanea non è semplicemente l’adozione di un nuovo strumento ma una radicale rimodulazione del concetto di creatività. Se è vero che il pennello è l’estensione della mano e la fotografia l’estensione dell’occhio, l’IA si pone come l’espansione del linguaggio e della memoria collettiva. L’AI oggi mi offre la possibilità di rendere visibile ciò che, per natura, rimane nell’ombra: pulsioni collettive, crisi ambientali, fragilità umane. Non cerco nell’AI una scorciatoia, ma un amplificatore capace di far emergere immagini scorrette, disturbanti, radicali, tiene a precisare l’autore.
“Ritratti del tempo presente” di Massimo Migoni suggerisce una riflessione profonda: l’IA nasce come specchio chiarificatore della nostra epoca, uno strumento per catturare la complessità del presente. Qui il ritratto smette di essere rappresentazione di un volto per diventare la mappatura di un’identità collettiva in perenne mutamento, non a caso in questi tempi in cui l’identità è diventata un prodotto, il ritratto è ancora una delle poche forme in grado di restituire complessità ma la cosa interessante è che attraverso AI diventa una sorta di dialogo di soglia con i miei demoni, prosegue l’autore.
All’interno del progetto si individuano due grandi filoni espressivi: il primo più dinamico caratterizzato da tratti eterei e rarefatti, dominato da una tavolozza di colori freddi dove la resa della rifrazione luministica tra acqua e plastica crea un groviglio di oggetti di scarto che l’occhio umano fatica a mettere a fuoco singolarmente per via della resa dettagliatissima. Mentre il secondo, più statico, cita inequivocabilmente la scultura classica e la pittura barocca dove l’elemento sintetico non è più fuso con la pelle bensì costruisce una struttura architettonica che circonda il volto. Attestando la capacità dell’AI di diversificare le varie texture che in questo frangente assumono una finitura simile alla porcellana o al marmo levigato. La luce non è più diffusa ma teatrale e focalizzata sul viso per accentuarne la profondità dei tratti.
Con questo progetto l’artista dimostra un’innata abilità nel gestire la complessità del caos e allo stesso tempo di aggiornare il linguaggio dell’arte classica per affrontare la crisi contemporanea. Il concetto tradizionale di ritratto viene qui scardinato per fare spazio a un’identità filtrata dalla memoria globale della rete, rendendo visibile l’invisibile. Tutto ciò grazie a strumenti di generazione visiva come MidJourney, Bing, FireFly Adobe che attraverso i prompt, insieme di istruzioni testuali e visive, traduce un’idea in immagini dettagliate. Non una semplice frase descrittiva ma una precisa costruzione consapevole che orienta nella creazione di forme, atmosfere e simboli.
In questo luogo di confine incarnato dal progetto di Massimo Migoni, dove l’occhio umano si sovrappone a quello della macchina, emerge la vera natura dell’identità nell’epoca contemporanea: ibrida e irrimediabilmente sintetica”.
(Testo di presentazione e curatela della mostra, della storica dell’arte dell’arte Roberta Vanali)
NOTE BIOGRAFICHE e PROFESSIONALI
Massimo Migoni (Cagliari, 1962) si forma negli anni 1976–1983 presso il Liceo Artistico di Cagliari, in un ambiente formativo di alto profilo, arricchito dalla presenza di figure centrali dell’arte e della cultura visiva sarda quali Primo Pantoli, Rosanna Rossi, Gaetano Brundu, Attilio Della Maria e Tonino Casula. Al dialogo con questi maestri si affianca il contributo teorico di Silvano Tagliagambe, filosofo ed epistemologo, la cui prospettiva analitica incide in modo duraturo sull’impostazione concettuale del suo lavoro. Tra il 1987 e il 1989 prosegue la formazione attraverso corsi e percorsi di perfezionamento, consolidando il rapporto tra linguaggio, arti visive, progettazione e comunicazione.
Da oltre quarant’anni opera come grafico, fotografo e consulente nell’ambito della comunicazione persuasiva e della grafica editoriale, progettando libri, identità visive, sistemi coordinati e materiali fotografici per aziende, enti, associazioni culturali e teatrali, oltre che per editori nazionali e internazionali. Ha ricoperto ruoli di Strategy Planner e Art Director in progetti editoriali, campagne pubblicitarie e mostre, curandone comunicazione e immagine visiva in modo organico e coerente.
Parallelamente all’attività professionale, Migoni sviluppa una ricerca artistica che contamina linguaggi fotografici, pubblicitari e digitali, costruendo un immaginario dall’impronta lirica ma severa, a tratti sorprendente ed esasperata, in cui metafore taglienti e deformazioni calibrate mettono in tensione i codici della comunicazione contemporanea. Temi come la condizione umana, il degrado sociale e ambientale, la memoria e l’immaginario collettivo emergono in forme visive che non offrono riparo ma generano interrogazione critica e attrito percettivo. Nel lavoro e nella ricerca artistica si avvale di tecniche miste — dalla fotografia tradizionale alle elaborazioni digitali, fino a sperimentazioni con strumenti AI — integrate in un processo che preserva una chiara direzione autoriale e un uso rigoroso del linguaggio visivo. Vive e lavora tra Cagliari e Sassari”.
(Le note soprastanti sono state fornite dall’artista, fotografo e grafico pubblicitario Massimo Migoni)
INTERVISTA di ROBERTA VANALI a MASSIMO MIGONI
Ritengo l’Intelligenza Artificiale un nuovo ed efficace complemento delle abilità conoscitive ed espressive.
La pura immaginazione creativa può, con questi strumenti, esprimere le massime potenzialità.
Il puro pensiero può diventare creazione.
Il vero confine è, comunque e sempre, l’essere umano nella sua complessità e nelle sue miserie, nel bene e nel male…
1. Da cosa scaturisce il tuo interesse per l’AI?
Il mio interesse per l’AI nasce da una tensione costante verso gli strumenti che ampliano il territorio dell’immaginazione. Ho attraversato attivamente per quarant’anni le trasformazioni tecnologiche — dalla grafica analogica al digitale, dalla fotografia chimica al RAW — e ogni volta ho riconosciuto che un nuovo medium non cancella i linguaggi precedenti: li rilancia e li potenzia.
L’AI oggi mi offre la possibilità di rendere visibile ciò che, per natura, rimane nell’ombra: pulsioni collettive, crisi ambientali, fragilità umane. Non cerco nell’AI una “scorciatoia”, ma un amplificatore capace di far emergere immagini scorrette, disturbanti, radicali, difficilmente ottenibili con altri mezzi.
2. Descrivi la genesi del processo creativo di una tua opera.
Inizia quasi sempre da una frattura che emerge dalla realtà che mi circonda: un dettaglio, un evento, una parola che incrina il quotidiano. Lo osservo, lo lascio sedimentare in una zona liminale instabile, fra memoria personale, percezione del mondo, linguaggio ed immaginario condiviso.
Solo dopo questa fase inizio a costruire una mappa concettuale: definisco i simboli, gli elementi iconografici, le tensioni etiche e visive.
Con l’AI sviluppo una lunga sequenza di varianti, non per trovare l’immagine “giusta”, ma per esplorare il suo ecosistema: ciò che resiste, ciò che devia, ciò che implode.
A quel punto intervengo come grafico, fotografo ed esploratore dell’immaginario ribollente che non lascio semplicemente sedimentare come nella prima fase: correggo, distorco, sottraggo, rifinisco, perché l’immagine finale non è mai un prodotto dell’algoritmo, ma una sintesi dinamica e sempre in divenire della mia intenzione visiva e della mia esperienza professionale.
3. Su cosa verte la tua ricerca espressiva?
Oltre alla tensione estetico-compositiva la mia ricerca indaga i segni del presente: il degrado umano, ambientale, psicologico e sociale. Cerco immagini che parlino di ciò che stiamo diventando, non di ciò che eravamo.
Lavoro spesso sul confine tra linguaggio pubblicitario e metafora: prendo l’estetica iper-lucidata della comunicazione visiva che ben conosco e la uso per mostrare l’irraccontabile.
Ritratti del tempo presente è il luogo in cui questa ricerca trova forma: ritratti inquieti, surreali o iperrealistici, che raccontano le contraddizioni del nostro tempo con la stessa crudezza con cui li viviamo.
4. Il tuo concetto di bellezza.
Per me la bellezza non è solo armonia, ma rivelazione, una consapevolezza profonda che inquieta. È ciò che ti costringe a vedere quello che volevi ignorare.
Una forma di verità visiva, spesso scomoda, a volte dolorosa ma sempre necessaria.
La bellezza oggi non può più essere innocente e pura: deve essere in grado di creare un transfert, una contaminazione (nel bene e nel male) deve essere critica, consapevole, capace di attivare un pensiero, non solo uno sguardo.
5. A cosa attribuisci la tua predilezione per il ritratto?
Il ritratto ha, da sempre, suscitato in me un fascino irresistibile; è il luogo dove difficilmente l’umano può nascondersi. Anche quando è costruito, manipolato o immaginato, rivela sempre qualcosa che eccede il controllo.
Mi interessa ciò che il volto tradisce: le fratture morali, le paure collettive, la memoria del corpo, la solitudine e infine la realtà esistenziale e quotidiana che il soggetto, a volte inconsapevolmente, fa trapelare. Questo è vero nei ritratti naturali ma è per me assolutamente intrigante infondere una mimesi intenzionale di queste dinamiche in ciò che creo con AI .
In questi tempi in cui l’identità è diventata un prodotto, il ritratto è ancora una delle poche forme in grado di restituire complessità ma la cosa interessante è che attraverso AI diventa una sorta di dialogo di soglia con i miei demoni.
6. Quali strumenti specifici di AI utilizzi e perché.
Utilizzo principalmente strumenti di generazione visiva come MidJourney, Bing, FireFly Adobe ed altri — integrandoli in un metodo di sviluppo iterativo che mi permette di controllare composizione, simboli, luce, atmosfera e struttura narrativa dell’immagine.
Mi interessa e diverte la possibilità di creare un personalissimo vocabolario di temi e metafore: peccato, carestia, innocenza, metamorfosi, violenza, redenzione… un lessico interno che rende le mie opere coerenti tra loro, pur nella diversità dei soggetti e delle tecniche di realizzazione.
Nella finitura e completamento mi avvalgo spesso, anche se non sempre, delle tecniche di post-produzione tradizionali e digitali: la mia formazione da fotografo e grafico resta centrale, perché l’immagine deve passare attraverso la mia mano e il mio vaglio critico, non solo attraverso il modello.
7. Come rispondi a chi sostiene che l’AI manchi di anima?
È evidente che l’anima creativa non è nello strumento ma nell’intenzione e nella consapevolezza dell’autore umano. Una maschera teatrale, un violino, un pennello, i colori di una tavolozza, non hanno anima, eppure possono mostrare la bellezza e farne emergere una.
L’AI non crea significato da sola: è un mezzo, uno strumento, molto avanzato, ma non un autore. Se l’immagine è vuota, il problema non è l’AI: è l’assenza di visione.
Se l’immagine, nonostante tutto risulta significativa, (allo stato attuale degli strumenti AI, comunque un po’ “incongrua”…) sarà sufficiente una analisi comparativa degli intenti e della qualità creativa/concettuale degli elaborati (siano testi, immagini o qualsiasi altra forma espressiva e autoriale) con il livello di consapevolezza e di preparazione dell’autore: l’inganno si mostrerà in tutta evidenza.
Ma quando invece esiste un pensiero forte, un’urgenza, un punto di vista — allora l’AI diventa uno strumento potente per amplificarli.
L’anima non è la tecnologia: è la responsabilità di chi la usa”.
RECENSIONI sulle TESTATE WEB
HEADLINE Ritratti del tempo presente: la fotografia come sabotaggio dell’immaginario contemporaneo
SUBHEAD Nel nuovo progetto espositivo di Massimo Migoni l’estetica pubblicitaria viene piegata fino a rivelare il lato oscuro del nostro presente: corpi, volti e simboli che parlano di crisi, identità e responsabilità dello sguardo.
“Nel flusso continuo di immagini che scorrono sugli schermi e si consumano nel tempo di un click, Ritratti del tempo presente si muove in direzione opposta. Il progetto espositivo di Massimo Migoni rallenta lo sguardo e lo costringe a sostare, mettendo in crisi i codici visivi più familiari della comunicazione contemporanea.
La mostra nasce da un gesto preciso: appropriarsi del linguaggio della fotografia pubblicitaria — quello che promette felicità, successo, controllo — e usarlo come strumento di smascheramento. Le immagini appaiono inizialmente seducenti, costruite con una cura formale impeccabile, ma qualcosa non torna. È in questa discrepanza che si apre lo spazio critico del lavoro di Migoni.
Non siamo di fronte a una semplice denuncia né a un catalogo di disastri globali. I ritratti messi in scena dall’artista non illustrano il degrado umano, sociale o ambientale: lo incarnano. Corpi attraversati da tensioni invisibili, volti che sembrano portare i segni di un collasso silenzioso, ambienti che oscillano tra perfezione formale e rovina simbolica. Ogni immagine funziona come una soglia, più che come una risposta.
«L’immagine oggi è pensata per essere consumata rapidamente», spiega Migoni in un passaggio dell’intervista legata alla mostra. «Io provo a costruire immagini che resistano, che creino attrito invece di scorrere via». È una presa di posizione netta in un’epoca dominata dall’economia dell’attenzione e dalla spettacolarizzazione del trauma.
Il tono del progetto non è mai urlato. Anche quando il riferimento alla crisi ecologica, tecnologica o antropologica è evidente, Migoni evita lo shock diretto. La scelta è quella di un disagio controllato, quasi chirurgico, che agisce per stratificazione. Lo spettatore è attratto dalla forma, ma progressivamente spinto a interrogarsi sul contenuto e, infine, sul proprio ruolo all’interno del sistema di immagini che contribuisce a sostenere.
Questo approccio affonda le radici nella biografia dell’autore. Nato a Cagliari nel 1962, Massimo Migoni lavora da oltre quarant’anni come grafico editoriale, fotografo pubblicitario e consulente di comunicazione visiva. Ha ricoperto ruoli di Strategy Planner e Art Director per enti, aziende ed editori, maturando una conoscenza profonda dei meccanismi della persuasione.
«Vengo da un mondo in cui l’immagine deve convincere», racconta. «Oggi uso quelle stesse competenze per fare l’opposto: creare dubbi, non certezze». La sua ricerca artistica attuale, sviluppata tra Cagliari e Sassari, nasce proprio da questa inversione di senso e si colloca in un territorio ibrido tra fotografia concettuale, metafora visiva e critica dei media.
In Ritratti del tempo presente l’immaginario pubblicitario non è citato con ironia né nostalgia. È trattato come un dispositivo culturale potente, capace di modellare desideri, paure e identità. Smontarne i codici dall’interno diventa allora un atto politico, prima ancora che estetico.
Per tutti noi, abituati a inseguire l’attualità e la velocità, questa mostra rappresenta una deviazione significativa. Non offre immagini “condivisibili” nel senso più immediato del termine, ma chiede attenzione, tempo e responsabilità. In cambio, restituisce uno sguardo lucido sul presente e sulle sue contraddizioni più profonde.
Ritratti del tempo presente non chiede consenso. Chiede consapevolezza. E ricorda che, anche nell’era della riproducibilità infinita, l’immagine può ancora essere un luogo di conflitto e di pensiero”.
INFO e CONTATTI
Temporary Storing – Fondazione per l’arte Bartoli Felter
Via XXIX Novembre 1847 n. 3 – Cagliari, Sardegna
E-Mail: fondartbartolifelter@tiscali.it
Web: www.fondazionebartolifelter.it
Facebook: https://www.facebook.com/FondazioneArteBartoliFelter?locale=it_IT
Massimo MIGONI (Artista – Fotografo – Grafico Pubblicitario)
Facebook: https://www.facebook.com/massimo.migoni.9?locale=it_IT
Roberta VANALI (Storica dell’Arte – Curatrice della Mostra)
Facebook: https://www.facebook.com/roberta.vanali?locale=it_IT
Gianfranco Ghironi
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